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Primarie Roma 6 marzo, Pedica: “Per Ama e Atac chiedere aiuto ai privati”


Ex parlamentare Idv, oggi esponente Pd, di sé racconta: “Da oltre due anni sono impegnato a girare per i quartieri della città e a denunciare i mali di Roma”

Un passato da parlamentare nelle fila dell’Idv, dirigente di una società di costruzioni in aspettativa, oggi è nel Pd. Di sé racconta: “Da oltre due anni sono impegnato a girare per i quartieri della città e a denunciare i mali di Roma”. Stefano Pedica, classe 1957, è tra i candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Roma che si terranno il prossimo 6 marzo.

Perchè ha deciso di candidarsi?

Ho visto tanta ipocrisia negli altri candidati che non si sono mai interessati al territorio. Scendono in campo per poi magari rendersi conto che alle fermate della metro o agli autobus non ci sono gli accessi per i disabili. Ripeto, ho visto tanta ipocrisia che mi ha spinto a parlare con i cittadini, gli unici ad essere stati davvero vessati dall’assenza di rapporto tra il territorio e la politica, e non con le truppe cammellate o con quel Pd che ritengo marcio.

Pensiamo alle emergenze della città. Quali sono le prime tre priorità da affrontare. 

Viabilità, manutenzione delle strade e rifiuti. Le ultime consiliature non si sono mai interessate veramente a questi aspetti. Per anni si sono approfittati di Malagrotta per scaricare tutti i rifiuti indistintamente.

Malagrotta però è chiusa dal 2013 e le problematiche nate da questa scelta non sono poche. Che fare? 

Oggi c’è una timida raccolta differenziata ma i camion passano di rado, anche dopo venti giorni. La gente che non è abituata a rispettare le regole spesso decide di buttare tutto insieme. Questa Roma senza regole non mi piace, così come non mi piace questa politica romana. Questi sono solo tre punti, ma ne avrei altri.

Per esempio?

Gli asili romani vanno valorizzati. Mi opporrò a qualsiasi privatizzazione, anche per garantire l’occupazione di chi ci lavora. Altra cosa, vanno ripristinate tutte le linee bus soppresse: un vero e proprio schiaffo ai cittadini che si sono visti scomparire il bus sotto casa. Il tutto in nome della razionalizzazione di non si sa bene cosa, forse per creare ancora più confusione e costringere ancora più macchine ad andare in giro per la città.

Due aspetti scottano più di altri: i rifiuti e i trasporti. Cosa propone?

Innanzitutto una maggiore attenzione ai lavoratori, sia di Atac sia di Ama. Da sempre la politica si è interessata alla dirigenza e mai a chi lavora in città. Se così non funzionasse, sono disponibile a chiedere ai privati di intervenire acquistando delle quote: un modo per responsabilizzare un vertice che oggi penso sia di un’irresponsabilità unica.

Una delle difficoltà è quella dei fondi, soprattutto in relazione al rapporto con il Governo. Crede serva una svolta sotto questo punto di vista?

Roma, come tutte le altri capitali, dovrebbe avere un finanziamento a parte da utilizzare per dare servizi, per aumentare la proposta culturale, valorizzare le periferie. Soldi da spendere bene e che fino ad oggi sono stati utilizzati malissimo come per esempio il buco di bilancio che costringe il Governo a versare 500 milioni di euro all’anno per tamponarlo. Per questo i romani pagano l’Irpef più alta d’Italia. Al contrario del passato, va tagliato l’inutile e vanno potenziati i servizi per far vivere meglio i cittadini.

I due ‘big’ di questa competizione sono del Pd, il suo partito. Cosa la distingue dagli altri candidati ‘dem’?

Sono un candidato contro il sistema. Il Pd romano ormai è più noto per le vicende che hanno visto alcuni esponenti coinvolti nelle vicende di mafia capitale che non per le cose che ha fatto. Io sono del Pd ma voglio cambiarlo. L’eletto deve garantire di essere al servizio dei cittadini, di rappresentarli, non di essere solo interessato alle poltrone e al potere. Mi piacerebbe una Roma diversa, più integrata e coraggiosa, più stimolata. Invece è continuamente vessata e umiliata. Paghiamo 15 anni di consiliature. Con Marino e con il centrosinistra la città voleva costruire una nuova Roma dopo Alemanno, ma così non è stato.

Se diventasse candidato sindaco del centrosinistra, quale avversario politico temerebbe di più?

 Se domenica vincessi, proporrò un patto del Campidoglio con tutte le forze politiche che vogliono aiutare Roma perché nessuno oggi può governare da solo. Un patto aperto anche al Movimento cinque stelle. Vorrei chiedere a tutti i partiti di dare il meglio.

PRIMARIE, PEDICA: CAMBIARE IL SISTEMA PER CAMBIARE ROMA


Stefano Pedica, qual è il primo problema da risolvere a Roma?
«La mobilità. Ci sono tantissimi problemi ma il primo è quello dei trasporti e delle buche , seguito a ruota da affittopoli. Gli scandali di parentopoli, affittopoli e Mafia Capitale devono servire per cambiare la città e la mentalità di chi la amministra. Non c’è un comparto della vita cittadina che non sia sotto inchiesta. La mia Roma non è quella attuale».
Quale la più grande ricchezza, da valorizzare, della città?
«La pazienza dei romani, che per ora hanno ingoiato amarezza e basta. Non scordiamoci che siamo i cittadini che pagano le tasse piu alte di Italia, a fronte di servizi spesso inesistenti. In più, tutta la storia di questa città non viene abbastanza valorizzata all’estero».
Le prime tre cose che farebbe in Campidoglio?
Manterrei gli asili comunali in piedi. Ripristinerei tutte le linee bus soppresse. E farei pagare gli adeguati canoni di affitto a tutti coloro che vivono nelle case del Comune, soprattutto a chi è stato facilitato attraverso amicizie».
Se vincesse, vorrebbe in squadra qualcuno dei suoi sfidanti?
«La campagna elettorale porta ad avere una visione di Roma anche con punti di vista differenti. Riterrei giusto che, almeno all’interno del Pd chi vince prende in squadra gli altri due».(leggo.it- 2 marzo 2016)